mercoledì 4 giugno 2014

Le geologia “ufficiale” dei Fogli Corleone e S.Margherita Belice, Sicilia centro-occidentale: prime impressioni “a caldo”.


Beh, anche se non sono stati pubblicati proprio ieri, soltanto oggi ho trovato tempo e voglia per dare un'occhiata alle pagine web dell'Ispra, su cui i due Fogli geologici al 50.000 di Corleone e di S. Margherita Belice sono consultabili. Ho anche sbirciato nel Foglio Palermo.

Problemi interpretativi affliggono il CARG Sicilia


Non so se avrò ancora tempo e voglia di tornare su questi argomenti: mi sconforta l'idea che per altri 50 anni (almeno secondo l'ottica dei produttori e dei redattori) questi fogli saranno il vangelo geologico di quelle zone.
Perché, vedete, la geologia (in genere, ma soprattutto quella lì) è fatta in gran parte di interpretazioni.
E, come ho già osservato su questo blog, per gli altri fogli pubblicati per la Sicilia occidentale, quelle interpretazioni lì sono sostanzialmente “made in Catalano & D'Argenio”. Cioè una edizione aggiornata (a colpi di interpretazioni della sismica a riflessione Agip, vere o presunte che siano) delle idee fissiste già proposte negli anni '70, e poi riproposte (o imposte) nei decenni successivi in modo che nessun ricercatore, e soprattutto nessuno studente, potesse giungere a pensare qualcosa di diverso.
Idee fissiste significa questo:

  • che gli spessori delle formazioni mesozoiche sono immaginati e disegnati come costanti, oppure non appaiono controllati dalla tettonica distensiva del margine;
  • che, sempre all'interno del Mesozoico, i passaggi laterali intra-formazionali sono disegnati solo con simbolo grafico, la classica linea “a zig-zag” più o meno verticale;


  • che tutto questo trova ragione nel voler giustificare una perfetta costanza geometrica dei sovrascorrimenti, molto teorica ma non naturale; 
  • che, anche quando si trovano importanti faglie dirette, le si immagina e le si traccia nel quadro dell'attuale estensione tirrenica, senza osservare che quelle stesse faglie non tagliano con medesimi rigetti anche strati più recenti;
  •  
    che, se si guarda bene negli schemi strutturali, le strutture antiformi, nel loro sviluppo fisico parallelo agli assi, non hanno quasi mai alcuna continuità laterale; e non hanno neppure alcuna costanza nella vergenza, ma anzi “sembrano sovrascorrere da tutte le parti”. 
Vorrei allora capire dove mai sarebbero queste vergenze così regolari, se a Sud, a Sudest, oppure a Sudovest, o ad Ovest, o ad Est. Perchè sono tutte presenti e, regionalmente, questo non è coerente col concetto di catena. Oppure va altrimenti spiegato in modo convincente. Cosa che, tra mare e terra, non è mai stato fatto dai ricercatori siculi occidentali.

Ho già avuto modo di commentare, portando evidenze bibliografiche a sostegno, che queste idee fissiste derivano in realtà una edizione riveduta e corretta (neanche tanto) delle idee fissiste di Ogniben. Solo che Leo Ogniben “fiorì” negli anni '50 e '60, ma tutti gli altri studiosi erano e sono fioriti in epoche di molto successive a quel preliminare livello di conoscenza. Secondo me, è solo per quello esiste un parallelo culturale, esattamente come le unità chiamate saccensi "derivano" (o deriverebbero) dalla piattaforma mesozoica di Sciacca.
Idee fissiste può significare anche che derivino da una visione poco elastica e poco accorta del significato dei sovrascorrimenti e del loro ruolo, giocato in questa regione così “strana”. E poco accorta del significato e della composizione fisica di un margine continentale prima della sua deformazione. Ma su questo tornerò in seguito con altre soluzioni, sempre che abbia ancora tempo e voglia.

Storie geo-politiche e funghi misteriosi

Tornando alla storia, anzi alle storie, verso la fine degli anni '70 i nostri rampanti professori in carriera C & D', vollero allora appioppare (almeno questa è la mia interpretazione degli accadimenti) un modello di subduzione tipo Rocky-Mountains in una regione che non possiede affatto quelle caratteristiche. Si è detto di tutto e di più su questa regione peri-tirrenica; per cui, per favore, andate ad esaminare anche le interpretazioni alternative proposte da Carlo Doglioni già dagli anni '80 e '90, ed inoltre quelle di Giusy Lavecchia più recentemente. Non ve ne suggerisco altre perchè non mi sembra di aver visto una originalità altrove che sia degna di nota. Io non ho il tempo di citare, non mi interessa. Chi è sufficientemente addetto ai lavori sa di cosa parlo, o può trovarselo.
Ora, al di là delle conseguenze “politiche” nella vita quotidiana del mondo universitario (e che ciascuno conosce o è libero di immaginare), sul campo scientifico le conseguenze implicate dal successo impositivo di questa visione fissista, si pagano ancora oggi. Si pagano in tutti i sensi (anche in quello economico del termine ...ma questa è un'altra storia).
Allora, se non siete cadetti (né figli o nipoti obbligati) potreste invece scoprire che esistono anche modelli molto diversi da quello che i Fogli come Palermo, Caccamo, Corleone e S. Margherita Belice intendono propinare, con le loro interpretazioni piatte ed a senso unico.
Potreste ad esempio scoprire, o cominciare a pensare, che molte di quelle strutture che vedete tracciate nelle sezioni geologiche dei monti di Palermo, le avevano già tracciate in modo molto simile o quasi identico , negli anni '40, persone come Fabiani e Trevisan. In alternativa potreste immaginare che, invece che essere realizzate da “falde” o “thrust sheet” (sheet significa “sottile come un foglio”), lunghe 20 chilometri ciascuna, e spesse 1000-2000 metri, tutte belle regolari al loro interno (interpretazione californiana), e raccorciate l'una sull'altra per altri 10-20 km ad ogni singola sovrapposizione; ebbene questi sigmoidi potrebbero essere delle bellissime strutture da inversione, che realizzano degli accostamenti tra unità assai più spesse e meno “sradicate”, con stratigrafia rapidamente “cangiante”, proprio perché era così l'originario margine continentale.


Le frange moderate dei passaggi laterali. Sembra politichese ma non lo è...
E potreste pensare che, dove ogni volta compare un "fungo" come quello di Rocca Argenteria o un “semi-fungo” come quelli di Monte Genuardo o di Monte Pellegrino, prima della deformazione vi fosse un fungo al contrario, il cui cappello è oggi rovesciato dall'inversione: era cioè un bacinetto ispessito al centro e limitato lateralmente da pinch-out stratigrafici e da faglie dirette. Al di là delle quali faglie, determinati strati non si sono mai depositati, perché non c'era sufficiente spazio in termini di subsidenza. Era così, perché la tettonica estensionale del Trias-Giurassico (da tutti ancora oggi trascurata o ignorata in Sicilia per la scala macroscopica) realizzava dei capricciosi passaggi, anche bruschi; dove i vari riempimenti si ispessivano, o scomparivano di colpo, tra un lato e l'altro di una faglia diretta. Se infatti osservate bene le sezioni geologiche del Foglio Santa Margherita, vedrete che i geologi locali si arrestano di fronte a questo dilemma e non “osano” disegnare, o provare ad ipotizzare, come potrebbero essere fisicamente questi passaggi laterali tra unità stratigrafiche mesozoiche, che pure devono esserci.


Foglio Palermo. Si noti che un prolungamento così marcato delle Marne numidiche (in giallo scuro) sotto il "Pellegrino" potrebbe esser frutto di una "necessità interpretativa". Si vuole cioè dare conto e ragione della brusca variazione di facies mesozoiche e di spessori, che a paragone non ci sono nei dintorni, solo in termini di compressione pura e "thin skinned". Se invece si ammettesse l'esistenza di "un semi-fungo", allora sotto al Pellegrino e verso sinistra vi potrebbe essere dell'altro Mesozoico che non è sovrascorso verso ovest di 10 chilometri, ma che era prodotto da estensione sinsedimentaria. Saremmo allora in un contesto di inversione thick-skinned. Non abbiamo volutamente toccato neppure i problemi che una atiforme simile solleverebbe, se si fosse formata a partire da un multi-layer regolare...
  Chissà. Staremo a vedere se le "note illustrative", che saranno un giorno pubblicate con i tempi di elefante della pubblica amministrazione, ci sveleranno nuove ed inquietanti verità che non avevamo previsto.

Arditi paragoni

Nel frattempo, possiamo provare a confrontare una sezione di Monte Genuardo, come quella del Carg, dove le faglie dirette non hanno alcun ruolo se non quello di tagliare a casaccio un'antiforme con rigetti piuttosto moderati:

con la sezione zoomata sulla cima del Genuardo che io propongo qui senza pretese di verità, e che avevo a suo tempo spedito per conoscenza ad uno dei redattori del Foglio. In essa si vede che le antiche faglie mesozoiche, oggi riprese dall'inversione, avevano controllato sia le variazioni di spessore delle formazioni, che la fuoriuscita dei basalti (contrassegnati in giallo scuro).
Si noti che dove la struttura del Genuardo sprofonda verso settentrione (a destra), si aprono a ventaglio gli strati azzurri e verdi del Giura-Cretaceo, che si sono depositati al di sopra della piattaforma Triassica (in rosa). Significa che la deposizione risponde bene all'aumento di subsidenza indotto dalla contemporanea tettonica estensionale; ed anche le disconformità rispondono. Ma questa versione dei fatti, evidentemente, è ancor oggi considerata troppo “ardita” e disdicevole dalla “geologia ufficiale”.

Perciò, i redattori della cartografia ufficiale non osano disegnare e pensare altrimenti, perché la visione fissista, ereditata da C & D', li ha geologicamente castrati da giovanissimi; e adesso -e forse ancora per i prossimi 50 anni- la geologia della Sicilia è quella e sarà quella. Si tratta perciò di una visione “geo-politica” affermatasi in forma dura, ma anche durevole.
Io non voglio demonizzare in particolare una coppia di leader accademici, che tra l'altro per lunghi anni ho affiancato, non privandomi dei vantaggi ma anche delle conseguenti sofferenze. Oggi li ho perdonati perchè -da giovanetto ingenuo- non avevo chiaro che il mondo intero gira così. Nei fatti, non è che in Sicilia orientale, o altrove in Appennino siano accadute cose diverse da queste. Sono cambiati solo i direttori d'orchestra, ma la geo-musica è la stessa, piaccia o non piaccia.

Questa, signori, è la Geologia Ufficiale dello Stato, A.D. 2000-2050

Una geologia che in barba alla legge, quale ad esempio il nuovo codice digitale della pubblica amministrazione (CAD 2012), sceglie “strategicamente” di non considerare il dato geologico come OPEN DATA, che invece sarebbe adesso il default di tutte le amministrazioni. Noooo. Sceglie invece di continuare ad apporre su ogni foglio geologico le seguenti diciture:

“Progetto CARG, legge 226/1999”; 

e poi:

“CARTA UFFICIALE DELLO STATO, Tutti i diritti di riproduzione e di rielaborazione riservati”, legge n. 68 del 2.2.1960” 

(si noti la diferenza di età  tra il 1999 ed il 1960).

 

I grandi affari del CARG

Ora, a ben pensarci, è molto interessante che lo Stato Italiano ha (fino al 2006) finanziato oltre 81 milioni di euro con denaro pubblico, per aggiornare ed informatizzare i 225 Fogli geologici d'Italia al 50.000; e tutto questo per cosa? Per poi riservarsene i diritti di riproduzione ed addirittura di quelli di rielaborazione, citando una legge del '60? Ma vogliamo scherzare? Ma vi pare sensato un progetto moderno, che passa per le Regioni e per le Università, che spande soldi a pioggia e che però continua ad usare come cartografia di supporto, i “tipi” dell'Istituto geografico militare del dopoguerra, alcuni malamente aggiornati, e che risultano coperti da altrettanti diritti di utilizzo? Vi pare giustificabile che l'enorme mole di dati di rilevamento geologico al 10.000, intermedi alla produzione finale, giacciano sotto chiave nelle segrete delle Regioni, e siano consultabili solo dagli amici degli amici? Ma siamo matti? Ma allora perché lo Stato e le Regioni hanno speso per mio conto una quantità di soldi stratosferica, producendo una immensa quantità di dati di rilevamento, di DTM, di Ortofoto e di cartografie digitali al 10.000 ed al 2.000? Per poi stampare la geologia  ufficiale sui supporti di chi si accaparra i diritti e ne vieta la riproduzione e la rielaborazione?

Caro Matteo Renzi, se sei veramente il paladino della Nuova Pubblica Amministrazione, mi sa che devi intervenire, ed anche di brutto. Stai attento però a non farti ammazzare prima, perché questa lobby è veramente grande e potente, ma tu lo sai bene.
Eppure, nella nuova era dell' “Open Data by default”, questa montagna di privilegi e di barriere di accesso ed utilizzo dei dati dovranno essere abbattute, oppure trovare convincenti spiegazioni per mantenerle. Sempre che esistano arrampicatori di specchi così bravi; ma forse esistono davvero. Eppure io, come cittadino, ho pagato per avere quei dati. E giacché sono adesso consultabili sul web, come diversamente non potrebbe essere, deve esserne garantita anche l'acquisizione opendata, nei vari formati compatibili ed aperti. E deve essere diritto di chiunque rielaborare quei contenuti e giungere a conclusioni simili o anche molto diverse dalla geologia “ufficiale”. Perchè questo è utile alla crescita culturale del Paese, a costo zero.
Io lancio questa sfida. Vediamo se nel mondo scientifico esiste ancora qualche altro “davide” oltre a me, così sprovveduto e sfrontato, da sfidare il “golia” dei privilegi accaparrati e teleguidati nelle risorse pubbliche.
Certo, è più probabile che un diplomatico e raggelante silenzio possa invece calare, dall'altra parte della sponda, soprattutto ove i cadetti detengono ancora le varie maggioranze.

martedì 25 febbraio 2014

La Frana di Damocle

Si tratta di un tipo di dissesto particolare, di cui quasi tutti i sindaci d'Italia custodiscono un esemplare nel proprio zoo idrogeologico. Quando queste belve si liberano, è l'uomo a restare in trappola.

Caro Sindaco del Comune di "Scasazza", sei sicuro di conoscere bene
 le mappe del tuo territorio, e di avere individuato quali passi compiere
nei confronti del rischio idrogeologico?
Attento, non soltanto al "dove" fare questi passi, ma soprattutto al "quando" !

Finora la strana belva era rimasta al sicuro nella gabbia della impunità e della irresponsabilità, almeno nella maggior parte dei casi ordinari.
Ma da ieri, un giudice l'ha trasformato in una sciabola pendente sul capo degli amministratori comunali.
La sentenza di Terracina infatti addebita in toto al Sindaco e ad altri rappresentanti del Comune di Ventotene la responsabilità penale della morte di due studentesse avvenuta a causa di una frana da crollo che insisteva su un tratto di costa noto per la sua pericolosità. Si da applicazione dunque, anche sul profilo giuridico, della vigente normativa che riconosce nel Sindaco l'autorità unica di protezione civile. La responsabilità connessa alla pubblica incolumità non può ammettere ignoranza, soprattutto se si tratta di una mancata conoscenza dal punto di vista individuale.
Ciò accade nella maggior parte dei casi dovendo ammettere che, dal punto di vista tecnico, gli amministratori quasi sempre ignorano i contenuti -e dunque le possibili conseguenze- dei piani di protezione civile che descrivono i rischi insistenti sul territorio.
In un paese tormentato da dissesti e rischi naturali di vario tipo, non è più possibile ammettere che un sindaco non sia informato della esistenza di aree a rischio, che diventano particolarmente gravose ove i possibili bersagli siano proprio i centri abitati e le aree ad alta frequentazione pubblica.
Come non è più possibile pensare che il medesimo Sindaco non assuma dei provvedimenti tempestivi, anche di carattere temporaneo, qualora i possibili eventi previsonali, legati al clima o alla concomitanza di altri fattori naturali ed antropici, lascino intravedere un aggravarsi del rischio.
A partire da ieri, è probabile che molte aree dovranno essere interdette alla frequentazione al transito, o addirittura alla possibilità residenziale, rappresentando una seria e concreta minaccia per la pubblica incolumità. E tali rimarranno, fino a quando non siano compiute i necessari interventi di messa in sicurezza; e sempre che ciò sia possibile, sia dal punto di vista tecnico che finanziario.
D'altra parte, se l'orientamento normativo concede la precedenza assoluta al valore della vita umana, sembra non possano esservi altre alternative, se non quelle rese possibili da un notevole innalzamento del'atenzione generale su questi temi.
Se l'Italia non sa crescere sotto la minaccia dei rischi naturali, dovrà farlo dietro minaccia della Giustizia...
L'unico amaro commento che riesco a trovare, è che questa, purtroppo, non è giustizia: ma solo una civile vendetta in grado di riparare in minima parte delle perdite così gravi.


lunedì 3 febbraio 2014

La calamità antropologica di Fiumicino

L'esercito a Fiumicino, così titola Il Messaggero di oggi


"Il prefetto di Roma invia, su richiesta del sindaco Esterino Montino e dei vigili del fuoco, forze militari dell'esercito a Fiumicino, muniti di idrovore per cercare di liberare la zona dall'acqua. Dopo il nubifragio di venerdi scorso, al terzo giorno di emergenza a Fiumicino dove ora le maggiori preoccupazioni sono puntate sulla zona dell'Isola Sacra, compresa tra la foce minore e maggiore del Tevere e piena di canali di bonifica, gonfi d'acqua.
Qui l'area, la più popolosa del comune, convive da sempre con il rischio idrogeologico, oggetto di dibattito pluriennale, e che sempre più ormai deve fare i conti con l'aumento demografico e di insediamenti abitativi. L'eccezionale evento meteo ha ora fatto emergere il problema come mai negli ultimi decenni si era vissuto.
«Ho fatto presente la situazione, che sta peggiorando, al Prefetto Pecoraro ed alla Protezione Civile Regionale - riferisce Montino - risulta complicato riuscire a far calare l'acqua dai canali, nonostante le pompe in azione. Ho Quindi fatto presente che, risultando difficile reperire ulteriori supporti di vigili del fuoco e di protezione civile, possa essere necessario l'intervento del Genio dell'Esercito».
Da tre giorni, decine di strade, terreni, campi agricoli, e centinaia di abitazioni, con molte persone di fatto intrappolate che chiedono aiuto, sono invase dall'acqua, che a fatica o quasi per nulla si riesce a sversare fuori. Con la ripresa insistente della pioggia, la situazione è peggiorata perchè moltissime palazzine sono imboccate direttamente sulla rete della fogna dell'acqua nera, che naturalmente è entrata in tilt. E ovviamente il livello straordinario di piovosità ha riempito tutti i canali. L'urgenza è quindi ora quella di diminuire il livello dei canali di bonifica per poter poi levare l'acqua dalle strade e dalle abitazioni. Inoltre, se non si abbassa la falda, i terreni non assorbono acqua che ristagna e risulta complicato sversare acqua da dentro le case.
La Giunta, riunita oggi in seduta straordinaria, ha ufficializzato inoltre la richiesta di calamità naturale. 

Fin qui, era l'articolo di oggi che "Il Messaggero" dedica all'alluvione del Tevere in prossimità della foce.
In realtà, non si tratta di una esondazione, ma di un' "acqua alta" a causa delle copiose e persistenti piogge dei giorni scorsi. La situazione delle ultime ore non è meno critica nella vicina Ostia, ed anche qui numerosi cittadini segnalano l'assenza delle istutizioni nell'asistenza alla popolazione.
La Foce del Tevere è il collettore naturale di tutta l'area, un bacino imbrifero grande più di 17.000 kmq: in pratica, per salvaguardare l'insediamento di Fiumicino non vi è soluzione tecnica, se non la rilocalizzazione dell'abitato. È questo un comune di quasi 70 mila abitanti che -molto probabilmente- risulta in massima parte abusivo secondo gli attuali criteri normativi.

Foce del Tevere

Localizzazione dell'abitato di Isola Sacra


Zoom sulle precedenti: l'impressionante densità di edificazione dell'area

E già, perché è proprio sulla foce che è piazzato l'abitato di Isola Sacra, che forse era sacra in un tempo assai lontano, ma che oggi si direbbe preda di una lottizzazione selvaggia. Un classico italiano -già visto un po' dappertutto- in cui ciascuno ha fatto tranquillamente i propri affari.
Con quale coraggio vengono a parlarci di calamità naturale?

Questa chiamasi "calamità antropica", o forse sarebbe meglio dire: "antropologica"

Sarebbe necessario infatti fare un lunghissimo discorso per spiegare come mai, dal punto di vista umano e sociale, numerosi nostri simili hanno pensato di costruirsi la casa proprio sulla foce di un fiume (mica da ridere) come il Tevere. E come mai il Comune di Fiumicino (che conta quasi 70.000 abitanti) gliel'ha concesso. E (forse) potremmo anche chiederci a quale prezzo...
Il prezzo umano che viene pagato è sotto gli occhi di tutti; quello economico del disastro vorrei che non se lo accollasse lo Stato italiano, già vittima di così tante ruberie in passato, da averlo condotto all'attuale condizione di miseria sociale.
Mi piacerebbe perciò che il Sindaco, invece di chiamare l'esercito con le idrovore, chiamasse il Genio militare con le ruspe, dando preventivo sfratto a tutti i cittadini che hanno edificato in un posto destinato per natura ad essere periodicamente inondato.
Le inondazioni adesso aumenteranno di frequenza, visto il cambiamento climatico attualmente in corso. E allora?
Secondo me, per buona creanza, sarebbe bene che i cittadini potenzialmente in ammollo a Fiumicino, stando zitti e muti, si facessero una bella vacanza preventiva subito prima che arriva la piena, essendo abbastanza bene preavvertiti dal servizio di allerta meteo nazionale. Basterà poi aspettare qualche giorno prima di rientrare, e l'acqua andrà via da sola!

E la protezione civile del comune, come sta?

- "Le diamo una brutta notizia, signor Sindaco?". Mi spiace, ma è la triste realtà.
In realtà, qualcosa si può fare; ad esempio, facendo ciò che la legge indica e suggerisce dal punto di vista preventivo. Visto che è normale che in futuro i residenti della zona cammineranno sempre più spesso sull'acqua (senza possibili riferimenti al sacro), si potrebbe pianificare cosa deve fare il comune per alleviare questo disagio ed evitare disgrazie, diciamo così, impreviste.
Non serve scomodare l'esercito, non serve sprecare altra energia umana e tecnologica con le idrovore, che risucchiano l'acqua (nera) per scaricarla nel terreno del vicino di casa. O no?
Mi piacerebbe che il Comune di Fiumicino pubblicasse invece i dati sulle proprie risorse umane (personale e volontari) nonché tecnologiche destinate alla protezione civile, un compito istituzionale che la legge assegna al Sindaco in veste di Autorità.
Fatto questo, potremmo meglio capire il perchè i cittadini di Fiumicino, come anche in molti altri comuni vicini, restano quasi privi di assistenza in momenti come questo.
Forse, e senza fare troppo rumore, servirebbe soltanto che i Comuni, dopo avere intascato i soldi dei tributi, assistessero socialmente ed umanamente i cittadini ("sfortunati") nel momento del disagio; cosa che -sembra- non stiano facendo a sufficienza mentre la piena è in corso.